Call Me By Your Name – The Movie

Dopo averlo lungamente aspettato giovedì sono andato con Riccardo a vedere Call Me By Your Name, l’ultimo film di Luca Guadagnino. Candidato a 4 premi Oscar (tra cui miglior film) la pellicola è arrivata in Italia dopo aver vinto premi in molte rassegne internazionali.

La storia racconta di una calda estate nel nord d’Italia nel 1983 e del rapporto che nasce tra Elio, un diciassettenne culturalmente brillante, e Oliver, un ventiquattrenne arrivato in Italia per lavorare sei settimane col padre di Elio, un eminente professore di cultura greco-romana.

Tra loro nascerà una profonda intesa e il film ci accompagnerà in questa loro rincorsa di emozioni. Ecco il trailer ufficiale del film:

Sono andato al cinema con molte aspettative e ne sono uscito assolutamente ripagato. Non riuscivo a collocare questo film, non sapevo che direzione avrebbe preso, ma dopo un inizio un po’ lento, necessario per incontrare tutti i personaggi, ho capito che l’intento del regista era raccontare le emozioni, soprattutto quelle del giovane Elio.

Sin dal trailer si scopre che i due avranno una relazione (i dettagli li vedremo più tardi) e mi sono domandato quanto avrebbe pesato la poca visibilità delle persone omosessuali in quegli anni o la reazione dei genitori ecc. ecc. Una delle grandi scelte del regista è stato invece di abbandonare il punto di vista miope del nostro paese e di raccontare una storia d’amore acerbo in modo molto maturo.

Dalle prime scene si viene subito colpiti dalla bellezza della fotografia e dalla resa delle ambientazioni. In un istante si è calati in una torrida estate italiana degli anni ’80 con quel senso di potenziale infinito tipico della gioventù. Elio però non è una ragazzo qualunque, riesce a mescolare il desiderio di scoperta con una cultura sviluppata ma per sua stessa ammissione: if you only knew how little I really know about the things that matter.

Spoilers

Quali sono quindi queste cose che contano per Elio? Forse è il poter vivere le proprie emozioni fino al loro nucleo più sincero. Nonostante la giovinezza non si ferma solo al collezionare esperienze, vuole seguirle fino in fondo, oltre l’ovvio e il conosciuto. Quando si accorge di dove vuole arrivare segue il suo istinto ed è forse questo che lo rende così affascinante.

Dall’altra parte abbiamo Oliver, ragazzotto americano, di bell’aspetto ma anche intelligente. A modo suo corteggia Elio anche se si tira indietro e cerca di auto proteggersi. Non si chiude però a riccio e – anzi – accoglie l’altro quando nessuno dei due può tirarsi indietro da questa grande attrazione.

Gli stereotipi ci portano ad alcune valutazioni: 17 contro 24 anni è una differenza non da poco; Oliver cerca in Elio il rapporto omosessuale tipico dell’antica Grecia, ovvero l’adulto con l’efebico ragazzino; solo il desiderio sessuale è quello che lega i due ragazzi; ecc. ecc.

Questo film scardina con molta dolcezza tutti questi stereotipi. Elio e Oliver si incontrano, scrutano, sfiorano, toccano, allontanano e si amano in modo differente ma è la forza del sentimento che li rende pari nel loro mondo a due. E’ molto affascinante il loro modo di flirtare senza svelarsi così che quando infine rivelano quello che hanno sempre provato nello spettatore nasce un sorriso affettuoso.

I due vivono alcuni giorni di coppia in una breve gita a Bergamo ma subito dopo è il momento per Oliver di tornare negli Stati Uniti. Il saluto è straziante soprattutto perché non può essere espresso sulla banchina della stazione. Nell’83 non esistevano le tecnologie di adesso e questo rende l’allontanamento ancora più definitivo.

Elio torna a casa in lacrime e inizialmente non racconta nulla ai genitori nonostante siano molto aperti verso l’omosessualità. Poco dopo il suo ritorno il padre decide di affrontare le emozioni del figlio. Questo dialogo è straordinario perché non parla di omosessualità ma delle emozioni della vita. Lui vuole far capire al figlio l’importanza di affrontare le emozioni qualunque sia la loro fonte. Ecco i passaggi più belli del discorso:

Mr. Perlman: You two had a nice friendship.
Elio: Yeah…
Mr. Perlman: You’re too smart not to know how rare, how special, what you two had was.
Elio: Oliver was Oliver.
Mr. Perlman: Parce-que c’etait lui, parce-que c’etait moi.
Elio: Oliver may be very intelligent but…
Mr. Perlman: Ah… he was more than intelligent. What you two had, had everything and nothing to do with intelligence. He was good, and you were both lucky to have found each other, because… you too are good.
Elio: I think he was better than me, I think he was better than me.
Mr. Perlman: I’m sure he’d say the same thing about you, which flatters you both.

Mr. Perlman: Nature has cunning ways of finding our weakest spot.

Mr. Perlman: We rip out so much of ourselves to be cured of things faster than we should that we go bankrupt by the age of thirty and have less to offer each time we start with someone new. But to feel nothing so as not to feel anything – what a waste!

Mr. Perlman: Then let me say one more thing. It’ll clear the air. I may have come close, but I never had what you two have. Something always held me back or stood in the way. How you live your life is your business, just remember, our hearts and our bodies are given to us only once. And before you know it, your heart is worn out, and, as for your body, there comes a point when no one looks at it, much less wants to come near it. Right now, there’s sorrow, pain. Don’t kill it and with it the joy you’ve felt.
Elio: Does mom know?
[long pause]
Mr. Perlman: I don’t think she does.

L’unica critica che mi sento di dire su questo discorso è che arriva un po’ dal nulla. I genitori di Elio sono molto affettuosi ma anche distaccanti. Immagino vogliano essere presenti ma lasciare molta libertà al figlio. Forse il film non racconta bene il rapporto tra loro tre perché maggiormente interessato al rapporto tra Elio e Oliver. Ciononostante queste poche righe riassumono tutta la filosofia del film e lo fanno in maniera straordinaria.

Altra piccola critica va mossa verso la descrizione del personaggio di Oliver. Sappiamo essere uno studioso in gamba ma comunque traspare come americano un po’ tontolone. Forse è l’aspetto fisico che ci trae in inganno ma si poteva sottolineare di più la sua apertura culturale che è notevole, soprattutto in campo affettivo.

Come va a finire il film? A Dicembre Oliver chiama Elio e gli dice che probabilmente in primavera si sposerà. Non ha però dimenticato quello che hanno vissuto:

Elio: I miss you.
Oliver: I miss you too, very much. I have some news.
Elio: Good news? Are you getting married? I supposed.
Oliver: I might be getting married next spring.
Elio: You never said anything.
Oliver: It’s been off and on for two years.
Elio: That’s wonderful news.
Oliver: Do you mind?

I genitori di Elio si aggiungono alla chiamata per salutarlo. Quando sono di nuovo loro due il dialogo prosegue:

Elio: They know about us.
Oliver: I figured.
Elio: How?
Oliver: From the way your dad spoke to me, he made me feel like a part of the family, almost like a son-in-law. You’re so lucky! My father would have carted me off to a correctional facility.
Elio: Elio. Elio, Elio, Elio, Elio, Elio, Elio, Elio, Elio.
Oliver: Oliver, I remember everything.

La scena finale vede Elio piangere davanti al camino mentre la vita va avanti e anche lui continuerà il suo percorso. Quello che conta sono le emozioni che i due ragazzi vivono a prescindere da quello che succederà del loro rapporto.

Oltre alla splendida sceneggiatura e fotografia le interpretazioni degli attori sono straordinarie. Sopra tutti brilla Timothée Chalamet (Elio) che da una prova da attore maturo e dotatissimo. Ogni espressione è credibile per un personaggio che deve raccontare tanto di quello che prova. Per questo ruolo ha imparato l’italiano e a suonare il piano… non una cosa da poco. Armie Hammer (Oliver) non ha speranze accanto a lui. E’ molto bravo ma la differenza è abissale, anche in termini di ruolo.

Straordinaria l’alchimia tra i due. Le loro scene intime trasudano di complicità, amore e attrazione. Anche vederli durante le interviste ci riporta a Elio e Oliver.

Un film assolutamente da non perdere!

Update 1st Feb 2018

Ieri sera sono tornato a vedere Call Me By Your Name ma questa volta a Londra e in lingua originale. Nella traduzione tutti parlano italiano, nell’originale c’é uno straordinario mix di italiano, inglese e francese. L’aspetto multiculturale della famiglia di Elio in italiano si perde quasi completamente e il film risulta più piatto.

Come sempre è meglio vedere i film in lingua originale.

Comments

Your email address will not be published. Required fields are marked *