Coco

Qualche giorno fa sono andato con Pave a vedere l’ultimo film della Pixar: Coco. Si tratta di una favola ambientata in Messico durante il Día de los Muertos con il giovane Miguel che cerca di trovare il suo posto nel mondo e – soprattutto – nella sua famiglia.

Come sempre con le pellicole della Pixar ci troviamo davanti ad un misto di avventura, commedia e amore (no Miguel non ha un significant other, parliamo dell’amore tra genitori e figli o di quello che ci lega a tutti i membri della famiglia.)

Tutto parte da un contrasto che rende Miguel una pecora nera: la sua famiglia ha bandito la musica ma lui vuole suonare. Da una parte il ragazzo sente il bisogno di inseguire il suo sogno ma dall’altra deve fare i conti con cosa vuol dire restare soli e senza nessuna radice.

Il tema centrale del film è quindi la famiglia, non a caso Miguel dovrà fare i conti sia con la parte ancora in vita che con la parte già nel mondo dei morti: entrambe sono assolutamente esilaranti e con uno spassosissimo tocco latinoamericano.

Molto interessante è il modo in cui i vivi ricordano i morti e cosa vuol dire per questi ultimi. Siamo davanti ad un riuscitissimo mix tra tradizioni messicane e spunti geniali degli sceneggiatori.

Questo film ha però qualcosa che raramente si vede nelle pellicole della Pixar: un colpo di scena!

Spoilers

Per tutto il film abbiamo l’impressione che Miguel sia un pronipote del famosissimo attore e cantante Ernesto de la Cruz. Quando iniziamo a conoscerlo notiamo però che ha l’egoismo del cattivo, molto strano. Siamo forse davanti ad una storia di redenzione? Ernesto che ammette le proprie colpe e cerca di rimediare? No, siamo completamente fuori strada, non è Ernesto ad essere parente di Miguel, è Héctor, lo strano cantante che quasi per caso aiuta il ragazzo.

Non è un colpo di scena alla Harry Potter (o Un Posto Al Sole) ma non lo si aspetta perché tutta la promozione (e il primo tempo) ci racconta di un viaggio avventuroso, non di un mistero da scoprire e un torto da rimediare. Proprio per questo la sorpresa è ancora più apprezzata e mette il film su un nuovo binario ancora più ricco di emozioni.

Altro aspetto importante è che tornare nel mondo dei vivi è semplice, basta la benedizione di un familiare. Il trailer ci fa credere che l’avventura sia proprio la ricerca di una modo per tornare indietro, con tanto di conto alla rovescia e invece l’unico vero modo per tornare a casa è trovare un punto di incontro tra individualità e famiglia. Ovviamente entrambe le parti devono fare un cambiamento perché è col dialogo e l’affetto incondizionato che si risolvono veramente i problemi.

Quando tutto è svelato il film corre verso un finale strappalacrime che lascia soddisfatti e si esce dalla sala con un magone misto a un sorriso: non una cosa da poco!

Tutta l’ambientazione (sia il mondo dei vivi ma soprattutto il mondo dei morti) è perfettamente resa e ci riempie di luce e colori. Gli scheletri del mondo dei morti sono incredibili e animati con grande maestria. La somma di tutto lo stile è forse Pepita, lo splendido Alebrijes: una chimera colorata figlia di una cultura solare e magica.

Vera novità per la casa di produzione americana è che il film è quasi un musical. Quasi perché le canzoni sono suonate e cantate per motivi legati alla storia, non è che di punto in bianco qualcuno inizia a cantare come se avesse un’intera orchestra nascosta nel taschino. Questo è un primo passo molto ben riuscito ed è stata la fonte di una delle prove di animazioni più difficili in assoluto: Miguel che suona una chitarra con tutte e dieci le dita perfettamente posizionate sulle corde.

Prima di concludere bisogna fare un cenno allo splendido personaggio di Frida Khalo: teschio con monociglio e sguardo fiero. Una vera chicca in un film capolavoro.

Devo dire che il film mi ha molto stupito e credo che sia uno dei migliori fra tutti quelli della Pixar!

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