Call Me By Your Name – The Book

Dopo aver adorato così tanto il film non potevo non leggere anche il libro. Ieri sera ho finito di divorarlo e ora che ho avuto una notte per digerirlo posso raccontare cosa ne penso. Farò molti riferimenti al film, ovviamente.

Uscito nel 2007 il libro racconta la storia tra Elio e Oliver in una calda estate italiana. Il libro è ambientato principalmente a Bordighera nell’estate del 1987. I due protagonisti passeranno poi dei giorni assieme a Roma e si rincontreranno vent’anni dopo nuovamente in Liguria.

L’autore André Aciman ci regala un testo pieno di emozioni che grattano alla porta dei nostri sentimenti. Avendo anche cittadinanza italiana riesce perfettamente a mescolare il mondo della provincia ligure con quello degli Stati Uniti e ogni riferimento al nostro paese è perfetto.

Una delle più grandi differenze tra libro e film è chi ci racconta cosa succede. Il libro è narrato in prima persona da Elio. Tutto quello che prova, che pensa, ogni suo ragionamento e desiderio ci vengono palesati direttamente dalle pagine del libro. Sappiamo tutto di lui, siamo immersi nel suo cervello e vediamo attraverso i suoi occhi. Il film invece è raccontato in terza persona. Elio è comunque protagonista ma possiamo guardarlo con maggiore distacco e di tanto in tanto avvicinarci agli altri personaggi.

Avevo letto su un blog che questo libro è meglio leggerlo dopo aver visto il film. Non posso essere più d’accordo di così. Il film lascia lo spettatore nel dubbio, per tutta la prima parte non si conoscono i sentimenti dei due protagonisti e in particolare di Elio. Nel libro sappiamo sempre la metà di tutto perché Elio ci parla direttamente. Questo non toglie valore al libro, semplicemente ci da un preciso suggerimento da dove iniziare.

Finita la lettura sono in grado di ripensare alla straordinaria espressività di Timothée Chalamet e a come riesca in pochi sguardi a trasmettere in veloce stenografia pagine intere del libro. Incredibile, merita veramente un premio Oscar!

Il libro ha pochissimi dialoghi diretti ma quei pochi presenti sono stati quasi completamente riportati nel film e in situazioni molto fedeli all’originale. Questo da alla lettura una forma di déjà vu, quasi fossero pietre miliari disseminate lungo il percorso.

Durante tutta la lettura sentivo i miei sentimenti in subbuglio. La mia storia personale è molto diversa da quella di Elio eppure alcuni elementi sembravano sfiorarsi. Sicuramente c’é il racconto delle lunghe estati italiane così piene di libertà e possibilità. Dall’altra ho riconosciuto la caparbietà nell’ottenere quello che si vuole mescolata ad una ritrosia che è in parte timidezza e in parte incertezza. Questa frase riassume esattamente questo concetto:

Not one but two troubling thoughts, like paired specters materializing out of the fog of sleep, stood watch over me: desire and shame, the longing to throw open my window and, without thinking, run into his room stark-naked, and, on the other hand, my repeated inability to take the slightest risk to bring any of this about.

In alcuni passaggi è molto forte il tentativo di Elio di leggere nei movimenti e nelle parole di Oliver i suoi prossimi passi, una sorta di divinazione che invece di usare le interiora usa quel poco che facciamo trapelare. Questa forma di gioco d’azzardo assorbe tantissime energie e André Aciman è bravissimo a raccontarcelo e farcelo vivere. In parte mi ritrovo anche in questo ma sono felice di aver quasi completamente abbandonato questa forma di chiaroveggenza.

Ma leggendo il libro si capisce di più quale sia il futuro di Elio e Oliver? Diciamo che il libro ci fa vedere parte di questo futuro ma sono i sentimenti che contano e non quello che succede. E allora cosa ci dicono i sentimenti? Probabilmente che i due sono stati innamorati tutta la vita ma che non sono riusciti a vivere appieno la loro relazione. Non c’é amarezza, semplicemente non sembrava possibile. Ecco una frase che racconta proprio questo:

And on that evening when we grow older still we’ll speak about these two young men as though they were two strangers we met on the train and whom we admire and want to help along. And we’ll want to call it envy, because to call it regret would break our hearts.

A volte quello che provano sembra immaturo, l’attaccamento tra due giovani che non sanno cosa sia l’amore. A legger bene però quello che provano è solido, intenso, simbiotico al punto da non riuscire a distinguere l’uno dall’altro. Il tempo gli avrebbe probabilmente dato la maturità per rendere il loro amore adulto ma per noi lettori anche il bocciolo di un amore così profondo commuove e appassiona.

Leggetelo e lasciatevi andare. Arrivato all’ultima pagina ho cominciato a piangere, dovevo far tracimare il pieno di emozione che questo libro mi aveva dato.

Per concludere ecco alcuni passaggi che mi hanno fatto sorridere perché il libro regala anche questo.

Divertente e furbetto gioco di parole:

It would never have occurred to him that in placing the apricot in my palm he was giving me his ass to hold or that, in biting the fruit, I was also biting into that part of his body that must have been fairer than the rest because it never apricated—and near it, if I dared to bite that far, his apricock.

Sembra che la frutta sia un aspetto erotico importante. Nel film e nel libro la scena della pesca è una delle più discusse, ecco cosa ne pensa Elio:

I had never been able to admit to myself how happy Oliver had made me the day he’d swallowed my peach. Of course it had moved me, but it had flattered me as well, as though his gesture had said, I believe with every cell in my body that every cell in yours must not, must never, die, and if it does have to die, let it die inside my body.

Infine un piccolo aforisma post-coito:

Every once in a while, sudden soreness triggered a twinge of discomfort and shame. Whoever said the soul and the body met in the pineal gland was a fool. It’s the asshole, stupid.

Comments

Your email address will not be published. Required fields are marked *